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Notizie

La pressione fiscale nel primo trimestre del 2013 sale al 39,2%, risultando superiore di 0,6 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. E’ quanto rileva l’Istat, diffondendo il conto economico delle Amministrazioni pubbliche. La pressione fiscale registrata per i primi tre mesi del 2013 risulta la più alta mai rilevata per il periodo d’inizio anno. Infatti, guardando le serie dell’Istat, in base a confronti annui, risulta il valore maggiore, da quando è cominciata la rilevazione, ovvero dal 1999, ben 14 anni fa.

Il paragone può essere fatto solo tra gli stessi trimestri (primo su primo, secondo su secondo ed eccetera) visto che i dati sono influenzati dalla stagionalità: di solito la pressione fiscale aumenta nel corso dell’anno per toccare l’apice nell’ultimo trimestre. E quest’anno di certo c’è stata una partenza sprint, con il carico registrato per il primo trimestre ai massimi storici. Il 2013 inizia così in salita, l’accelerazione potrebbe preludere al raggiungimento di un nuovo record, dopo che il 2012 ha già fatto toccare dei picchi, con una pressione al 44% nei dodici mesi e addirittura al 52% nel quarto trimestre.

Mentre nel primo trimestre del 2013 il deficit pubblico è peggiorato: l’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche è risultato pari al 7,3% del Pil, secondo quanto sottolineato dall’Istat, in aumento rispetto al 6,6% dei primi tre mesi dello scorso anno.

Last modified on Monday, 05 August 2013 13:15

L’aumento dell’aliquota Iva al 22% “sarà un danno per tutti: non solo frenerà ancora di più consumi e PIL, ma potrebbe avere conseguenze negative anche sullo stesso gettito fiscale, che invece di aumentare, come previsto, di 3 miliardi di euro, potrebbe diminuire di 300 milioni”.

Il presidente di Confesercenti, Marco Venturi, nel suo intervento in occasione dell’assemblea elettiva di Confesercenti Toscana, tenutasi stamane a Firenze, lancia un nuovo allarme sugli effetti del previsto aumento dell’IVA.

“Le stime di incremento di gettito ufficiali – ha spiegato Venturi – sono costruite a parità di beni venduti. Ma tra le voci interessate dall’aliquota, ce ne sono alcune che anche a prezzi hanno registrato e stanno registrando forti cali di vendita, intorno al 10%. L’ulteriore aumento della tassazione su questi beni, causerebbe un ulteriore riduzione delle vendite e – di conseguenza – del gettito fiscale generato. Sarebbe l’ennesimo passo falso: l’interesse generale dovrebbe spingere, come chiediamo con forza da tempo, a riportare l’aliquota IVA al 20%.

I soldi si trovino altrove: tagliando le spese come si può e si deve: sono 15 anni che Confesercenti conduce una tenace battaglia per semplificare le rappresentanze istituzionali e ridurre gli enormi sprechi pubblici. Si vuole nel frattempo recuperare rapidamente dei soldi per accrescere le entrate? Lasciate perdere l’Iva e colpite con decisione la corruzione denunciata da tempo immemorabile dalla Corte dei Conti ed il fenomeno del sommerso che inquina, con la presenza della criminalità, l’economia e la convivenza civile. In questo modo daremmo maggior respiro ai conti pubblici e più forza al valore della legalità”.

“I consumi delle famiglie italiane sono stati già tassati a sufficienza”, ha chiarito il Presidente della Confederazione. “Anche dall’inflazione: dal 2007 ad oggi, per effetto del rigonfiamento monetario dei redditi, il fisco ha incassato ingiustificatamente 10 miliardi di euro in più di imposte, provocando un’ulteriore riduzione dei consumi delle famiglie. E’ il fiscal drag, l’aumento di imposizione che avviene quando i contribuenti, per effetto della crescita nominale dei redditi avvenuta a causa dell’inflazione, si trovano a pagare maggiori imposte senza aver visto aumentare il reddito reale.

“Nel nostro Paese il fenomeno ha portato a un’imposizione ‘invisibile’ di 10 miliardi – ha detto Venturi – circa 530 euro a nucleo familiare, che aggrava la già insostenibile pressione fiscale. Contro questo accanimento su imprese e famiglie, occorre ora un vero disegno di riordino complessivo del sistema impositivo che porti a una riduzione sensibile delle tasse: si deve stare molto attenti a non far salire ancora la rabbia dei piccoli imprenditori, che è già da tempo ai livelli di guardia”.

Last modified on Monday, 05 August 2013 13:15

 Il 75% dei commercianti emiliano-romagnoli evidenzia una diminuzione delle vendite nelle prime due settimane di saldi estivi rispetto all’analogo periodo dell’anno scorso, mentre un  34% dichiara una sostanziale stabilità e solo il 5,4% registra un aumento.

È quanto emerge dalla rilevazione condotta dalla Confesercenti Emilia Romagna attraverso lem proprie strutture provinciali su un campione di negozi di abbigliamento e calzature.

Dall’indagine è emerso anche che il 57% delle imprese ha tenuto aperto anche nella giornata di domenica 7 luglio, percentuale che è scesa al 52% nella domenica successiva.

Il 41% dei negozianti interpellati dichiara anche una diminuzione dello scontrino medio, mentre solo il 4% ne segnala un aumento e il rimanente 10% un livello in linea con quello dell’anno scorso. Il valore medio registrato in questo periodo dello scontrino si attesta sui 50 euro.

La situazione si registra in modo praticamente omogeneo in tutte le città della regione, con lievi scostamenti.

La crisi sembra, dunque, aver inciso in modo importante sulla propensione all’acquisto e la capacità di spesa degli emiliano-romagnoli.

I negozi, emerge ancora dall’indagine, hanno ancora un’ampia gamma di offerta disponibile, con un buon assortimento e questo consentirà di poter acquistare prodotti di qualità a prezzi convenienti nel prossimo week-end su cui gli operatori commerciali puntano molto per cercare di invertire il trend sin qui registrato.

 “I dati delle vendite-afferma il direttore della Confesercenti E.R.Stefano Bollettinari commentando l’indagine –non fanno che confermare la difficoltà del settore e l’attenzione dei clienti ad acquistare meno anche quando ci sarebbero ottime occasioni per farlo. Quelli che si apprestano a comprare adesso hanno l’opportunità di trovare una scelta veramente ampia, essendo i magazzini ancora pieni di molta merce di qualità.

Per fortuna che la clientela estera, come ad esempio quella russa nel riminese, sorregge in qualche modo le vendite. C’è inoltre da tener conto che molti degli interpellati operano in zone turistiche dove i saldi non erano ancora partiti o inizieranno in agosto, e che mancano all’appello i negozi delle zone colpite dal sisma. La situazione, sebbene diversificata, rimane difficile, soprattutto perché le vendite durante i saldi non vanno a compensare le difficoltà dell’intero anno.”

Last modified on Monday, 05 August 2013 13:16
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